In occasione della Milano Design Week 2026, Almach Art Gallery presenta P–P–P, una mostra concettuale che reimmagina lo spazio domestico attraverso le visioni di tre artisti: Elia Panori, Anna Pennati e Lucio Perna. La casa non come contenitore statico, ma come entità vivente che evolve con i suoi abitanti.
Casa come palcoscenico
LUCIO PERNA
Pavimenti mobili, pareti retraibili e arredi modulari che si adattano agli umori degli occupanti. Ogni residente diventa scenografo della propria esistenza quotidiana.
Una casa abitativa inconsueta con connotazioni surreali ma che deve rispondere comunque alle esigenze di chi in essa trascorre la maggior parte della propria esistenza potrebbe essere concepita come un “palcoscenico”.
Un luogo insomma che può mutare a seconda delle esigenze peculiari senza spazi fissi e strutturati ma con caratteristiche di totale versatilità.
Come sul palcoscenico gli ambienti mutano in tutte le dimensioni a seconda delle esigenze sceniche previste dal copione, così nell’abitazione surreale gli spazi dovrebbero poter essere modificabili in base alle esigenze, agli interessi e persino gli umori dei suoi occupanti.
Non mi occuperò per questa idea delle problematiche ingegneristiche/architettoniche poiché non è mio compito.
L’idea riguarda esclusivamente l’aspetto estetico cioè la funzionalità, la bellezza, la forma esteriore, ovvero il modo come viene percepita visivamente e sensorialmente. Gli elementi ai quali fare dunque ricorso saranno: scelta dei colori, linea, texture e proporzioni, che influenzano il campo delle emozioni e del benessere.
I piani di calpestio saranno mobili tanto in altezza che in orientamento e non necessariamente tutti allo stesso livello.
Come su un palcoscenico essi potranno essere sollevati o abbassati a piacimento.
Le pareti o interpareti, anche già attrezzate (librerie, sedute, piani di lavoro), saranno anch’esse mobili e/o a scomparsa per potere essere combinate e posizionate a seconda delle circostanze ed esigenze degli occupanti.
In sostanza ogni spazio potrà essere inventato di volta in volta (ad eccezione forse di quei locali che per esigenze tecniche necessitano di connessioni fisse tipo scarichi e/o particolari collegamenti elettrici e di aerazione. Mi riferisco in particolare ai locali bagno e cucina).
La casa di abitazione diventerebbe così un palcoscenico privato, con tecnologie avanzate, sul quale ciascuno interpreta la quotidianità affidandosi alla fantasia come un vero scenografo della propria esistenza
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Espacio ANNA PENNATI Ispirata alla poesia di Borges, una “casa palingenetica” con cabina di lettura a forma di libro aperto. Santuario per il nutrimento mentale, la luce naturale e il rinnovamento personale profondo. |
L’idea di questo progetto nasce dopo aver letto una poesia di Louis Borges: “El enamorado”. Mi sono detta: “per una poesia così bella occorrerebbe uno spazio adibito unicamente alla sua lettura!”
Da qualche tempo, parallelamente alla mia ricerca ed attività artistica, sto lavorando al progetto di una “casa ideale”, dove spazi e luoghi sono pensati e disegnati con l’intento di generare un’evoluzione sensoriale nei soggetti che li abiteranno.
In un’epoca di appiattimento culturale, anche l’omologazione stilistica ed architettonica delle abitazioni rischia di cronicizzare quell’apatia emotiva che silenziosamente, ma inesorabilmente, sta sommergendo la nostra società.
Non voglio asserire che ne sia la causa principale, ma credo che si debba trovare un punto dal quale cominciare. un punto su cui far leva.
Sono convinta che modificando il “contenitore” si otterrà una trasformazione del “contenuto”.
Da qui il progetto di una casa palingenetica, ossia: uno spazio che, vissuto quotidianamente, possa generare un rinnovamento profondo in chi vi abita.
Per realizzare tutto ciò sarà necessario un cambiamento di priorità degli spazi. Partendo dall’idea che un buon equilibrio mentale e fisico è necessario per il benessere e l’evoluzione dell’individuo: si disegnerà lo spazio in funzione di ciò.
L’energia positiva sarà generata e potenziata attraverso elementi quali la luce naturale e le piante. Una maggiore interazione con il mondo vegetale (serre, giardini d’inverno, orti, ecc.) e spazi da dedicare agli esercizi a corpo libero e meditativi: yoga, contemplazione ed ascolto.
Proprio in questo particolare settore si colloca il mio progetto “Espacio”.
Il nome in spagnolo è un omaggio a quella meravigliosa poesia di Borges che mi ha ispirato
La casa della sfinge
ELIA PANORI
Teli ricchi di scritture e congetture trasformano oggetti quotidiani e stanze — cucina, camera da letto, soggiorno — in opere d’arte mutevoli. Ogni angolo domestico aperto alla reinterpretazione perpetua.
CASA DELLA SFINGE
Una stanza è composta da diversi oggetti che la identificano.
Cosa succede se copriamo questi oggetti rappresentativi con panni e tessuti?
In questa nuova idea di stanza la narrazione viene compiuta dai soggetti che provano ad identificare un oggetto coperto fino a capire la propria funzione e utilizzarlo nella vera necessità. L’idea di casa da esplorare comprende anche la casa già vissuta, in ogni suo oggetto di arredamento e uso quotidiano.
La domanda di cosa c’è all’interno di un’abitazione confluisce nella curiosità di non sottovalutare cosa necessitiamo tra le nostre mura. Infatti la Casa della Sfinge è composta da teli pieni di scritture e congetture su ciò che coprono, sono importanti per comprendere che non abbiamo la certezza di quello che per noi è prezioso.
La creatività riesce a rivalutare e rendere arte ogni aspetto abitativo e rende completamente mutevole ciò che si chiama cucina, camera da letto e soggiorno.
Questo portale di conoscenza può essere sfruttato per diverse funzioni come mangiare, dormire, utilizzare i panni per coprirsi e vestirsi.
La parte più importante è conoscersi e conoscere la casa in cui abitiamo. La sfinge veglia in ogni interrogativo voluto alla costruzione di diverse realtà.
Quando si pensa di avere le idee chiare su cosa c’è in questa stanza, le persone che la abitano cambiano la disposizione, svoltando i teli e ricercano nuovi significati agli oggetti, scoprendo di essere cambiati nelle priorità, oppure di aver ancora bisogno di essere stabili.
Si scandisce il tempo in maniera diversa e lo spazio diventa denso di energie stimolanti.
“In un’epoca di appiattimento culturale e omologazione stilistica, questa mostra osa proporre che il futuro dell’abitare risieda nella risonanza emotiva, nell’adattabilità e nel potere dell’arte di trasformare la vita quotidiana.”
Luca Temolo Dall’Igna — Almach Art Gallery